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RIFLESSIONE SU QUANTO STA ACCADENDO A ROMA

Draghi aveva giustamente preteso una fiducia “non di facciata”, dopo che il Paese ha sostenuto il suo sforzo riformatore: solo la classe politica nazionale non ha saputo mostrarsi all’altezza.

Alcune forze politiche, ossessionate dai sondaggi e dalla difesa di specifiche categorie, hanno anteposto le proprie esigenze particolari al Paese, liquidando la guida più autorevole, un Premier che era un punto di riferimento di caratura internazionale.

Non era proprio il momento di preoccuparsi dei sondaggi: era il momento di portare in salvo il Paese. La politica non può essere solamente ricerca forsennata del consenso, altrimenti smette di essere politica e diventa mercato degli slogan.

Le sfide che abbiamo davanti sono di quelle da far tremare le gambe: portare in salvo il PNRR, le riforme, le emergenze sociali, la crisi energetica, i cambiamenti climatici, la politica europea, la guerra: ci giochiamo molto nell’immediato futuro.

Ed aveva ragione Il Premier quando segnalava come non si può affermare di volere la sicurezza energetica degli italiani e poi, allo stesso tempo, protestare contro la realizzazione delle infrastrutture che la dovrebbero garantire. Adesso non resta che ricominciare a lavorare: il momento è più che mai delicato e abbiamo tutti necessità – prima degli altri le nuove generazioni – di pragmatismo, di serietà e di concretezza. In una parola, abbiamo bisogno di Politica: ovvero di gestione della complessità e di risoluzione dei problemi.

Milano, anche in questo caso, saprà dare l’esempio e sarà in prima linea, perché la caduta del Governo Draghi non vuol dire affatto che dobbiamo rassegnarci ad abbandonare il suo programma. Non si tratta di limitarsi a parlare di una “Agenda Draghi” facendola diventare l’ennesimo slogan contrapposto a quelli dei partiti che lo hanno fatto cadere. Significa portare avanti la visione e i precisi punti che ha esposto al Parlamento, senza eluderli come non lo ha fatto lui. Vuol dire difenderli con coraggio e coerenza nel corso della prossima campagna elettorale. La storia si scrive ora, e come sempre Milano non starà a guardare